San Valentino Golf Club

Solo pensare all’idea di creare un Golf Club negli anni ’80, nella provincia di Reggio Emilia, quando la parola golf veniva ricordata come un maglioncino inglese, non era solo impossibile ma quasi come una cosa da matti da ricovero. Eppure proprio queste difficoltà mi facevano fare sogni neanche pensabili, quasi fossero una sfida “solo contro tutti”. Parlare ora del San Valentino Golf Club è troppo facile. Il Golf è cresciuto e crescerà ancora più velocemente negli anni a venire. Ed è emozionante come quando mi venne l’idea il solo scrivere il percorso. A parte qualche raccontino breve che ho già scritto e che continuerò a farlo, questa iniziativa meritava qualcosa di più, cioè un romanzo vero e proprio. Ci sto seriamente lavorando e spero che il Signore mi mantenga il cervello a posto perchè vorrei finirlo.

 

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Il primo racconto breve non poteva essere che un mio scritto inedito da inserire in una delle prossime edizioni dell’Organ House del Club, nella rubrica “strettamente personale”. I lettori del mio sito e di questa finestra lo potranno leggere in anteprima.
Eccolo :

STRETTAMENTE PERSONALE

Trent’anni per un “sogno impossibile”

di Romano Giannini

Era un sabato, era il 27 settembre del 1986 e nacque il progetto del San Valentino Golf Club.
Sono passati più di trent’anni, praticamente una vita. Il lungo e travagliato percorso merita più di un breve raccontino per ricordare, merita un romanzo che ho appena iniziato a buttar giù e se il Signore mi mantiene intatto il cervello per il tempo necessario, lo finirò.
L’idea, che rasentava un’altissima percentuale di megalomania, l’avevo in testa da parecchio tempo. Avevo setacciato tutta la provincia ma non ero riuscito a trovare la “location” adatta e fui costretto a pensare ad altro. Poi, una mattina, mi telefona l’amico Reno Zoboli, allora Presidente degli Agricoltori e mi dice che ad una ventina di chilometri dalla via Emilia, nella zona pre-collinare, confinante con la provincia di Modena, c’è un lago di dimensioni alpine che fra qualche mese verrà venduto ad un’asta fallimentare. La curiosità mi assale e con Reno vado subito in perlustrazione. Resto meravigliato dalla bellezza del lago ma male impressionato per lo stato dei terreni contigui. Calanchi, frane ad occhio nudo, vecchi rustici decadenti, erbacce e fango dappertutto. Mi spaventa il solo pensiero di partire in quelle condizioni e faccio un passo indietro.
Quel lago però non mi esce dalla testa e qualche giorno dopo riparto da solo per visitare meglio. Lo stato e l’impressione è quella del primo impatto, ma la bellezza di quel lago è qualcosa che mi emoziona e incomincia a rodermi il tarlo della sfida. Per realizzare il mio “sogno” è necessario saperne di più e conoscere il pensiero dei proprietari dei terreni e, soprattutto, le intenzioni delle Autorità Comunali. Incontro il Sindaco Campani che garantisce totale appoggio all’iniziativa e organizza una Riunione con tutti i proprietari dei terreni disponibili a venderli per realizzare l’intero progetto che prevedeva un’area di oltre 250 ettari . Ci si vede alla Trattoria del Lago e si presentano in una quarantina, compreso il Parroco. Mi garantiscono la disponibilità e si finisce brindando. Potrebbe partire l’iter ma le problematiche mi atterriscono. Il “sogno” è affascinante ma certamente troppo per “un uomo solo al comando”. Rifletto a lungo e penso ai mille problemi, all’asta, ai quaranta rogiti, alle condizioni generali di alta difficoltà e decido di “archiviare” e non pensarci più. Non ho mai perso una sfida e non voglio rovinarmi la reputazione.
Passano tre o quattro mesi e si arriva al giorno del destino (sic!). E’ quel sabato 27 settembre del 1986 che contribuisce a farmi riaccendere l’idea ed è proprio un incidente stradale e la conseguente lunga degenza che mi danno la spinta per partire (sembra quasi un paradosso!).
E’ mezzogiorno ed esco di casa in motorino per andare a comprare il giornale. Nei pressi dell’Edicola, una bambina di 6 o 7 anni mi attraversa la strada all’improvviso. Freno e mi butto sulla destra per evitarla ma casco in terra come un sacco di patate. La bimba è intatta ed io mi ritrovo ricoverato all’Ospedale in una sala nel reparto Chirurgia. 9 costole rotte, una spalla fratturata, 16 punti ad un’arcata sopraccigliare e diverse complicazioni pleuriche. Fortunatamente nessun’altro problema (!?) e, dopo una settimana, mi mandano a casa con prognosi di assoluta inattività per 45 giorni. In poltrona, immobile come un imbecille!
Ma come faccio a stare un mese e mezzo senza far niente?. Leggo e penso. Mi vengono a trovare diversi amici che erano a conoscenza del mio “sogno” e qualcuno mi sprona ad andare avanti. Non ci voleva altro! Ho finalmente tempo per lavorarci e ripenso al lago e agli altri problemi, ma il cervello questa volta mi dice che posso provare, sarà una grande sfida. Se si va sulla luna cosa vuoi che siano i calanchi e le frane!; se poi penso ad Erasmo che esalta la lucida follia e praticamente parla per me, scatto, mi metto il paraocchi come ai cavalli per non sentire il parere di nessuno e …via! Chiamo subito un architetto, un avvocato e un commercialista e si incomincia a lavorarci sul serio. Giorno e notte fino all’alba e dopo nove mesi “voilà, il pranzo è servito”. L’dea si è trasformata in un “sogno impossibile” ma pruriginoso e inizia il lavoro sul progetto vero e proprio. Trovo i collaboratori, apro l’Ufficio di “External Relations” e mi butto a capofitto su questa meravigliosa avventura. Mi fermo qui, il resto al romanzo fra un paio d’anni. Se, però, qualche Socio vorrà leggere in anteprima qualcosa dei primi capitoli e mi scrive (*), lo accontenterò a partire dalla prossima edizione del News, compreso quando facevo fatica a far capire che il golf non era un maglioncino inglese! E racconterò anche le invidie, le cattiverie ed i tanti ostracismi incontrati, compreso la sfiga e i “nani” che credevan d’esser grandi.
E’ stato un piacere.