La Ragione del Titolo

Sono di Cecina e mi sento cecinese al cento per cento. Sono nato e cresciuto fino a vent’anni a Cecina e precisamente nel rione Campaciocchi, un rione ai miei tempi un po’ periferico e ora quasi centro. Il mio paese d’origine è forse uno dei più brutti del globo, è giovane e non ha una grande storia alle spalle. Si trova in provincia di Livorno, sulla costa degli Etruschi, e dista due kilometri dal mare. Distava, sempre ai miei tempi, perchè ora è un tutt’uno con il rione di Marina. I due kilometri di prima sono oggi la cosa più bella di Cecina: il viale dei pini marittimi che si dice fece fare Mussolini e che dal dopoguera l’amministrazione comunale comunista non è riuscita a demolire (?!). Insieme al viale di Marina, Cecina è famosa (si fa per dire!) in quanto il fiume Cecina che attraversa la cittadina delimitava l’inizio della Maremma. A Cecina c’era la “posta” per il cambio dei cavalli che dovevano poi indirizzarsi verso la vera Maremma, quella grossetana.

I veri Cecinesi, quelli di almeno cinque generazioni, sono quasi tutti anarchici verso il potere, controcorrentisti, dissacratori e, per rendere meglio l’idea, sono irriducibili “vaffanculisti”. Sono, anche se non piacerà, dei figli di puttana; E il bello è che non solo lo sono per eredità lontane, ma si sentono! Intendiamoci subito per non creare malintesi con i nuovi Cecinesi e per non farsi querelare: “figlio di puttana” non vuol dire che la mi’ mamma, povera donna…! Vuol dire invece che, certamente, le dieci o dodici donne prima delle più vicine sono state a letto o sul tavolo in cucina con qualche pirata, corsaro o conquistatore via mare. Quando questi arrivavano e attraccavano a riva, gli uomini scappavano o si rimpiattavano e le donne, poverine ma non troppo, con qualche “nooo!” (all’inizio) si “facevano” violentare (mah!) e si dice, ma forse è esagerato, che qualcuna di queste donne poi diventate inevitabilmente nonne di tutti noi si lamentasse perchè il coito era “sì violento”, ma molto spesso “corto”. I veri Cecinesi questo  lo sanno e da veri “bastardi” quasi ne sono fieri. E esagerato? Forse, io però ne sono arciconvinto. D’altra parte questa è anche la ragione per la quale i veri Cecinesi si sentono toscani di serie A e reputano tutti gli altri, specialmente quelli dell’entroterra, toscani inferiori. Vuoi mettere lo scoglio o, al limite, ma proprio al limite la rena, con l’entroterra e le colline dove è sempre stato molto facile nascondersi?

Se poi rileggiamo anche la storia di Livorno e dei suoi dintorni, scopriamo che Livorno fu costruita con decreto Mediceo per creare un porto di mare ambizioso e, proprio in virtù dello stesso decreto, vennero graziati moltissimi ergastolani di tutte le razze, per farli lavorare a quel progetto. Ovviamente vanno bene la grazia e l’aria aperta, ma poveracci, qualche troia bisognava ingaggiargliela. E i figlioli nati da quell’immenso casino ramificarono nel livornese fino al mio paese, che all’epoca era fatto di sei case e tre stalle.

Come si vede, in tre righe si capisce di cosa parliamo. Fatta questa premessa su Cecina, i Cecinesi e in  parte su Livorno e i Livornesi, bisogna pur dire che non tutti i miei concittadini sono o si sentono così. Quelli che hanno la puzza sotto il naso e si indignano al solo pensiero di essere “bastardi” io non li condanno, poverini! I più pero sono come me e io  sono forse tra i più fieri delle mie origini e del mio passato. Quando guardo una persona la guardo con fierezza e orgoglio di appartenenza e spesso e volentieri questo mio atteggiamento crea nell’interlocutore un qualche imbarazzo. Tutto questo per dire finalmente il perchè del titolo del libro: “Ho paura che mi prenda per il culo” è la frase che un amico delle Casine (rione periferico) ha confessato a un altro amico del Centro (rione confinante col mio), in merito a una mancata telefonata-invito in occasione di una visita importante a Reggio Emilia, mia città d’adozione e di residenza da oltre quarant’anni.

Luglio di qualche anno fa ero alle Gorette di Cecina Mare. In quella zona, a me tanto cara sin da quando al mare ci s’andava in po’i, ci sono (o meglio c’erano) quattro baracche di legno  fronte – mare, con la pineta alle spalle.Sono posti “veri”, dove la natura la fa ancora da protagonista e dove si passano giornate come un tempo. Nei giorni feriali c’è pochissimo turismo e quindi po’a gente che puzza di crema e che viene da fòri.

Per il periodo estivo io c’ho una bella casina con giardino a Cecina Mare con ombrellone in prima fila ai bagni del Settebello per tutta la stagione. Spesso e volentieri però prendo la bicicletta e vado a passare qualche ora alle Gorette e bazzico un po’ tutte le baracche di legno. Anche quando i miei nipotini fanno vacanza a casa mia, spesso saltiamo il Settebello e andiamo a fare il bagno in quelle zone vicine ancora vergini e ci si ferma lì per il pranzo. Generalmente si sta come pascià, il mare è più bello, c’è meno casino e si mangia pesce fresco di ottima qualità, quasi sempre pescato a strasci’o la sera prima davanti alla baracca.

Quel giorno decisi di andare da Gigi, un “bagnetto” con baracca di legno e terrazza sopra il mare. La baracca è proprio a venti metri dalla battigia con il mare che sciaborda sotto la terrazza. Quando il tempo lo ‘onsente e soffia il nostro maestralino si sta dadDìo. Si prende l’ombrellone, ci s’appoggiano gli indumenti e l’asciugamani,  si prende il sole, si fa il bagno e dal mare si ordina il pranzo e dopo, in mutandine, si mangia con l’oste nostro amico che ci serve in modo impeccabile. Quel giorno s’andò da Gigi per passare una giornata diversa. S’andò, al plurale, perchè insieme a me vennero i miei nipotini Francesco e Matteo e pure il mi’ babbo Tripoli, vecchio bersagliere. Mentre faccio la doccia prima del pranzo mi sento chiamare e mi trovo di fronte ad un caro amico, Bruno del Frassinelli, personaggio importante di Cecina, ex giocatore di calcio ed ex Presidente del Cecina che mi abbraccia e mi chiede un favore : “Mangiamo insieme perché ho voglia di stare un po’ con te!”. Come posso dire di no. Bruno è anche mio fratello di latte. La mi’ povera mamma l’allattò perché la sua ce n’aveva po’o!. “E’ un piacere!” risposi e tutti a tavola in attesa del pesce. Si fece un bel tuffo nel passato come spesso succede e poi quasi alla fine, mentre i nipoti ed il babbo andarono a scegliere il gelato dentro la baracca,

Bruno all’improvviso mi disse : “Quant’è che ‘un vedi Altero?”; “Perché mi fai questa domanda?” risposi. Altero del Matteoli all’epoca era Ministro del primo Governo Berlusconi ed era (è) un amico sin dai tempi di quando faceva politica a Livorno per il Mìsse e un giorno sì e un giorno sì, i Comunisti gli facevano capi’, non solo a parole, come intendevano la loro “democrazia”. A fare il neo fascista nel livornese a quei tempi ci voleva più coraggio di Napoleone, ma tant’è, ci ha sempre creduto, anche se con poche speranze. Poi il miracolo come la manna dal cielo; san Silvio l’ha sghettizzàto e voilà, il pranzo è servito!; E’ diventato un Cecinese importante e famoso, ma Cecina non regala nulla e gli amici di Cecina sono sempre Cecinesi. Non in tutte le circostanze si può stare tranquilli. Gli sfottò e le “risatine sarcastiche” sono sempre a portata di mano. E un Ministro non può “rischiare”.Quant’è che ‘un lo vedi?” mi ripetè. “Quel brodo è venuto quest’inverno a Reggio Emilia, ospite della Confindustria e non mi ha neanche telefonato. Ero invitato lo stesso ma non ci sono andato; Appena lo vedo lo manderò a ca’à!”, risposi. “Ecco”, mi rispose Bruno, “l’ho visto l’altra settimana e si è parlato di te; Mi ha detto che quando è venuto a Reggio ti voleva telefonà ma poi ‘un se l’è sentita. Aveva “paura” che tu lo prendessi per il culo. E al cospetto di persone importanti, in un incontro all’interno di un grande Albergo, ‘un se l’è sentita di vederti, magari in fondo alla sala col risolino alla Cecinese. Mi raccomando Romano ‘un gli dì nulla quando lo vedi. Mi raccomando,  io non ti ho detto nulla eh!.“ A Bruno quel giorno gli dissi : “Non ti preoccupare”. Lo so che non ho tenuto fede alla promessa, però non potevo pèrde l’occasione di avere un titolo così bello e originale per la mia autobiografia. E ad Altero gliene manderò una copia e sono certo saprà perdonarmi, ci farà una risata e mi manderà a ca’a’.In fin de’ ‘onti è sempre un Cecinese dòcche!.

Non sono uno scrittore e non voglio rendere la scrittura più difficile, adoprando oltremisura i flash back tanto cari a quelli bravi. Mi sono concesso solo qualche licenza nello scrivere alcune parole, frasi, battute e verbi nella mia lingua originale, quella Cecinese, per rendere (spero!) più colorito il racconto.

La vera ragione di questo libro è quella di lasciare ai figli, ai nipoti, agli amici e a quanti lo vorranno, una traccia più snella possibile della mia persona. Quando una persona “normale” se ne va e nella vita non ha lasciato traccia, dopo po’o tempo viene cancellata. Se qualche parente, ogni morte di Papa, ricorda agli altri chi era il morto, l’unica frase che viene fòri è sempre di quattro parole: “Era una brava persona”, e tutto finisce lì. Ma io? Io di tracce ne ho lasciate anche troppe ed è doveroso fare un riepiloghino. E se  invece delle quattro parole qualcuno dicesse  “spacchetta le casse di cartone in cantina” o “ascolta i nastri audio delle cento avventure” forse mi saranno dati (dopo, come ho sempre voluto) i peana che da vivo ho sempre cercato di scansare. Lo sò, sono molto presuntuoso, ma se avrete la pazienza di andare avanti, vi renderete conto del perchè lo sono e del perchè non me ne frega niente esplicitarlo.

Quello che avete fra le mani  è il primo volume della mia autobiografia. Questa prima parte ripercorre la mia adolescenza e giovinezza Cecinesi. E’ quella riguardante la formazione e la consapevolezza di potercela fare. E’ quella che mi ha dato la forza per tentare le imprese “impossibili” che racconterò nella seconda e terza parte, quelle del nòrde.