Il Processo

Brevi note dell’Autore

Non tutti sanno che il libro era stato reso disponibile all’acquisto da diversi store on-line e alcune librerie di Reggio Emilia e Cecina  per pochissime settimane e, proprio quando stava prendendo un buon ritmo, a causa di uno spiacevole inconveniente, l’ho ritirato  immediatamente e l’ho reso introvabile.

Aspettavo la fine di un percorso che solo pochi amici conoscevano. Ora sono finalmente sereno e, una volta battezzato questo sito, inizierò quanto promesso cinque anni fa. Avrò quasi ottant’anni e, se reggerò, ci risentiremo e ci divertiremo. Questo  libro mi ha creato un intoppo inaspettato e per gli altri libri promessi aspettavo la conclusione del processo.

Due figli di un caro amico, più volte citato nel libro, mi hanno querelato per diffamazione. Mi sono dedicato a questa disavventura e ho sospeso le scritture. Non avevo lo spirito giusto. Ora sono pronto e più in forma di prima. Querela per diffamazione; l’incredulità, il breve percorso per capirne il misfatto, il processo e, finalmente, la piena assoluzione.

La Querela

Quando si sente parlare di querela non ci si rende conto del vero significato. Si pensa a qualche raccomandata, a qualche risposta, forse ad un incontro tra le parti, a qualche scusa, forse a qualche smentita e, dopo un caffè, ognuno torna a casa sua.

Non è cosi. E’ una cosa che ti travolge, ti mette ansia, ti fa riflettere, ti fa ripensare a quello che hai fatto, ti fa avere dei dubbi sul tuo comportamento; per certi aspetti, insomma, ti cambia la vita. E quando affronti il processo perché ti sembra inaccettabile rispondere a soluzioni brevi (sic!), speri che il percorso duri solo qualche mese e speri soprattutto che il Giudice sia una persona che conosce la vita anche fuori dalle aule di Tribunale e non sia un integralista o peggio un moralista; e che riesca a “capire” il querelato, il suo stato d’animo, le sue sofferenze interiori e soprattutto abbia la compiacenza di leggere il libro e sappia interpretarne lo spirito, la goliardia, l’ironia e le spigolature tipiche della terra d’origine, condite anche da qualche volgarità (per ridere). Vivi ogni giorno con questi pensieri e non vedi l’ora che tutto finisca. Ma non finisce mai! E’ durato quattro anni.

Il percorso (in breve)

Sotto l’albero di Natale del 2008 i miei nipoti Francesco e Matteo mi fecero trovare un computer e una stampante con un biglietto “Basta macchina da scrivere; d’ora in poi usa questo computer; puoi correggere meglio gli errori e una volta riletto quanto scritto te lo puoi stampare. Tanti auguri e buon lavoro”.

Sapevano del mio hobby : ho sempre scritto per lavoro e per passione; e quando facevo l’editore scrivevo sui miei rotocalchi “pezzi di vita e di costume” con lo pseudonimo di Ricky Brodo. E due giorni dopo, finite le abbuffate natalizie e tutti a letto, alle 23,15 di notte, piazzo il regalo, lo attacco alla stampante e incomincio a scrivere. Mi si accende una lampadina e una voce mi dice “scrivi di te, racconta la tua vita”.
Sono molto presuntuoso e penso che per scrivere la mia vita non basti un romanzo:

e decido all’istante di programmarne addirittura tre :

Cecina dal 43, Carpi dal 56 e Reggio Emilia dal 65;

E ovviamente si parte da Cecina e dall’infanzia. Alle cinque di mattina ero ancora lì che scrivevo e rileggevo. Salvai le 30 e più pagine, stampai e andai a letto. Mi veniva tutto di getto e sembrava avessi un suggeritore; E’ difficile da raccontare ma vi garantisco che è una sensazione indescrivibile. Per non fare un altro romanzo mi fermo qui.

A metà maggio avevo buttato giù quasi 500 pagine e le stampai tutte rilegandole per meglio rileggere, correggere e quant’altro per rendere più “normale” il manoscritto, prima di farlo vedere a qualche intenditore per ricevere il giudizio “se ne vale la pena stamparlo”.

D’estate vado a Cecina Mare e sotto gli ombrelloni rileggo, correggo, scorcio, allungo e via dicendo. Arriva il giorno del giudizio. Mi incontro con una Editor che mi segnala un amico giornalista. Dovrà metterlo a posto, cucirlo ben bene, consigliarmi di togliere qualcosa, suggerirmi quà e là qualcos’altro e riconsegnarlo per la stampa.

Lei è molto brava ed ha una grossa esperienza (lavora per grandi Editori). Le dico che il libro l’ho scritto per me, i figli, i nipoti e gli amici e non ho nessuna pretesa di distribuirlo. Gradirei molta sincerità di giudizio. Siccome però sono un perfezionista e amo la bellezza, gradirei fare qualcosa di bello comunque. Ci lasciamo dopo aver fissato il compenso e ci diamo appuntamento di lì ad una settimana. Quando ci salutammo incominciai a scoprire l’ansia. E’ come fare un esame per il colesterolo o per la prostata ed essere in attesa.

Forse la mia presunzione sarebbe stata bastonata? Eravamo alla fine di settembre e la voglia di stampare il libro e farne dono agli amici per le feste di Natale la dovevo dimenticare? E tutte quelle notti a scrivere e i giorni a rileggere e correggere che fine avrebbero fatto? Insomma ero in attesa di un giudizio su una delle mie ultime imprese impossibili ed ero emozionato. Quando fai qualcosa col cuore e ci metti tutto l’amore che hai non puoi sbagliare, mi dicevo. Ma me lo dicevo per tirarmi su e far finta di niente ma dentro di me ero perplesso e avevo paura di avere esagerato.Era passato un pomeriggio e una giornata intera quando, alle 9 di sera,squilla il telefono ed era Lei: Francesca Parravicini, la mia Editor.

Prendo la cornetta e il cuore mi batte forte, rispondo al saluto e resto in attesa del “verdetto”. Perché mi telefona dopo un giorno e mezzo e non dopo una settimana come da accordi? Cosa sarà successo? Ma non faccio a tempo a pensarne altre che la sento sorridente e alquanto felice. ”Mi scusi se la disturbo a quest’ora ma non potevo non anticiparle che sono in casa col mio ragazzo, con un’amica ed il suo ragazzo ed è dalle cinque del pomeriggio che ridiamo come dei pazzi; Mi creda signor Giannini, questo libro è fantastico e starebbe molto bene anche sul mercato. Ne ho letti centinaia ma non mi era mai capitato un manoscritto così.Complimenti vivissimi; Possiamo incontrarci anche domani”.

La ringraziai, le confermai l’appuntamento per l’indomani sera, a casa mia e mi càai addosso.

Di lì a qualche giorno eravamo già in tipografia e incominciò un altro periodo indimenticabile. In meno di due mesi uscì il libro e il prodotto entusiasmò anche i tipografi e i grafici; era come lo volevo : bello.

Prima di Natale, con la neve dappertutto, incominciai a spedirlo ai tanti amici con i quali ho trascorso qualche momento da ricordare del mio vissuto. E in una settimana il mio compito finì.

Non mi rimaneva altro che attendere qualche riscontro o semplicemente qualche ringraziamento; In fin dei conti era sempre una strenna natalizia un po’ diversa dalle solite puttanate. E qui iniziò quello che sinceramente non mi aspettavo (sic). Il telefono, per giorni, non smetteva di squillare e i complimenti lo facevano arrossire. Le e-mail non vi dico e le lettere altrettanto. Alcune risposte le troverete riprodotte in altra parte del sito. Era un continuo coro di peana e mi incominciarono ad invitare di qua e di là. Ringraziai tutti e dissi NO (come ho sempre fatto; mi dò soltanto a chi mi pare!). Ma gli scritti e le telefonate mi fecero gongolà e provai, tramite la tipografia, a mandarlo in qualche libreria a Reggio Emilia e a Cecina. Incominciarono a richiederlo sempre più spesso e senza che facessi un minimo di pubblicità. Solo qualche articolo dei quotidiani locali. Fui costretto (!?) a far stampare una seconda edizione dopo un mese dalla prima e decidemmo, insieme ad un amico esperto di web, di farlo conoscere su Internet. Incominciarono le recensioni a 5 stelle.

Insomma tutto andava per il meglio e la mia Editor mi procurò anche un paio di appuntamenti con Editori importanti al fine di ristamparlo e poterlo distribuire come si conviene.. Anche se era già uscito, il copyright è di mia proprietà e potevo tranquillamente ritirarlo e cedere i diritti. Ma proprio in quei giorni mi arriva la “sorpresa” della querela. A giugno del 2010 mi arriva una raccomandata dall’avvocato di due fratelli querelanti, figli di un carissimo amico defunto qualche mese prima. Mi chiede un incontro per evitare di andare in giudizio e da quel giorno, sentendomi offeso ma superiore a certi giochetti, ritiro i libro dalle librerie e da Internet e informo il legale che non intendo incontrare nessuno. Dopo un paio di mesi, in piena estate, mi convocano i Carabinieri e mi fanno firmare un verbale dal quale apprendo che sono stato querelato per diffamazione.

Siamo d’agosto del 2010 e incomincia un calvario lungo quattro anni. Il Procuratore della Repubblica chiede l’archiviazione perché il fatto non sussiste ma i querelanti non ci stanno e ricorrono; Il GIP ritiene possa esserci il reato e rinvia a giudizio.

Ritiro del Libro dal Mercato e inizio del Processo

Alla penultima udienza di dicembre 2013, quella con i testimoni, quella che precede le arringhe finali e la sentenza, il Giudice mi invitò a dire la mia ed io chiesi il permesso di leggere poche parole:

“Mentre scrivevo il libro Guido Bartoli, l’amico e padre dei querelanti andò all’altro mondo dopo una breve malattia. E proprio con lo spirito, l’ironia, la simpatia e la grande amicizia che ci ha sempre legato, ho voluto scrivere nome e cognome senza cambiare o storpiare nulla, proprio perché tutti i Cecinesi lo conoscevano e se lo “contendevano” a prescindere da qualche comportamento “non in linea”, o forse proprio per questo e sono arcisicuro che LUI avrebbe avuto grande piacere a leggersi come effettivamente era (se ne vantava e ci si rideva ad ogni piè sospinto) e sono altresì arcisicuro che mi avrebbe ringraziato e abbracciato come e più degli altri amici co-protagonisti delle narrazioni. Ho scritto il libro a 75 anni e Guido stava per andarsene per sempre. Gli scritti, in parte contestati, erano e rimangono un mio “regalo” caloroso, simpatico, arguto e perenne ad un grande amico e a tutti coloro che gli volevano veramente bene”.

Il 19 giugno 2014 alle ore 14 comincia l’ultima udienza e la parola è del P.M. e degli avvocati. Quando sento l’arringa del P.M. che chiede solo una multa di 400 euro lasciando la fedina penale intatta incomincio a sperare e mi tranquillizzo un po’. Ma non è finita; il Giudice si ritira per emettere la sentenza che pronuncia dopo un’ora e mezzo.ASSOLTO perché il fatto non sussiste e spese a carico dei querelanti. Urrà!. Mi sento vuoto ma felice. Saluto l’avvocato di controparte e i querelanti ai quali confesso di aver voluto molto bene al loro babbo; forse più di loro stessi. Finalmente ricomincio a dormire più sereno.
E’ doveroso (ma con immenso piacere) ringraziare l’Avv. Marco Ferretti, mio bravissimo difensore e gli amici Giannellini Fiorello e Morandini Nerio che si sono presi la briga di venire a testimoniare chi eravamo, cosa facevamo, come ci divertivamo e chi era il padre dei querelanti (uno dei nostri “eroi”).

Sentenza di Assoluzione

MOTIVI DELLA DECISIONE
GIANNINI ROMANO è stato citato in giudizio per rispondere del delitto specificato in epigrafe.
Espletata l’istruttoria dibattimentale, svoltasi alla presenza dell’imputato mediante l’escussione dei testi indotti dalle parti, l’esame dell’imputato e l’acquisizione del libro oggetto della contestazione, all’odierna udienza le parti hanno discusso e concluso come da verbale.
Va pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste.
Occorre premettere che il libro contenente le frasi asseritamente diffamatorie rappresenta una sorta di autobiografia che l’autore, giunto in avanzata età, ha, quasi per caso, deciso di scrivere per lasciare traccia – facendone dono ai nipoti, agli amici, e in generale ai posteri – di un mondo oramai passato, quello della Cecina degli anni quaranta-cinquanta, vissuto da protagonisti che non solo partecipavano di quello spirito di rinascita proprio della Italia del dopoguerra ma che vivevano, godendo, di quella vitalità sarcastica, goliardica, autoironica, non priva di tratti volgari, tipica di quella zona di Italia, patria del celebre Vernacoliere (cfr esame imputato udienza 5/12/2013).
La lettura della prefazione del libro, delle sue pagine, o anche solo di suoi spezzoni, permette di comprendere esattamente la natura dell’opera, il suo spirito e la sua finalità.
Le parole riferite dall’imputato nel corso dell’esame, sono quindi la mera conferma di quello che può desumersi, inequivocabilmente, “per tabulas”, dalla lettura del libro.

Stessa conclusione si coglie, sottotraccia, dalle parole degli altri due testi escussi, protagonisti di quel mondo.
Ciò premesso, si discute, nel caso di specie, della natura e portata diffamatoria di diverse espressioni che l’autore del libro avrebbe utilizzato nel descrivere Guido Bartoli, padre defunto dei querelanti e profondo amico dell’autore del libro oggi imputato.
La lettura congiunta dell’opera letteraria – tale dovendosi indubitabilmente definire – le testimonianze rese in dibattimento, si ripete, da protagonisti diretti di quel mondo e di quelle vicende, non lasciano dubbio in ordine al fatto che quelle espressioni, lungi dal rappresentare fatti lesivi della reputazione di Guido Bartoli, della stima diffusa nell’ambiente sociale nei suoi confronti, dell’opinione che gli altri hanno del suo onore e decoro, rappresentano, invece, l’esatta descrizione, financo l’esaltazione, di un personaggio – dalle cui labbra tutti pendevano (cfr teste Giannellini Fiorello) – che forse meglio di ogni altro fra quelli appartenenti al gruppo di amici di quel Bar di Cecina descritto dai testimoni e dall’imputato, incarnava lo spirito goliardico ed autoironico di quel mondo che l’autore ha definito come il “periodo più entusiasmante dalla nascita di Gesù”, (si veda, immediatamente in ultima di copertina) e di cui il Bartoli stesso era assoluto protagonista positivo, con i suoi pregi e con i suoi difetti.
Senza scendere nella valutazione dell’elemento soggettivo o della operatività della scriminante di cui all’art. 51 c.p., deve essere quindi mandato assolto dal reato a lui ascritto perché il fatto non sussiste.
Da tale pronuncia discende, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 542 e 427 c.p.p., la condanna dei querelanti al pagamento delle spese del procedimento anticipate dallo Stato.

P.Q.M.

Visto l’art. 530 c.p.p.
Assolve l’imputato dal reato a lui ascritto perché il fatto non sussiste.
Visti gli artt. 542 e 427 c.p.p.
Dichiara tenuti e condanna i querelanti al pagamento delle spese del procedimento anticipate dallo Stato.
Reggio Emilia, 26 giugno 2014
Il Giudice
Dott. Andrea Rat