Perché non l’ho rottamata?

I bei tempi del passato, i crucchi, il passaggio di proprietà

Tutti calmi, per favore! Non è la moglie che è ancora buona e non ci penso nemmeno. Come farei senza la mi’ Gardenia? Gli ho fatto rifare il motore poco tempo fa ed è ancora in rodaggio e non sta mai ferma. Fra poco tornerà anche a correre. E’ un po’ come le macchine di cinquant’anni fa, quando avevano il motore in rodaggio e ogni settanta chilometri lo dovevi fermare e farlo riposare per un quarto d’ora. Erano altri tempi dove si correva meno ma si andava lontani lo stesso, forse più di adesso. Si faceva fare sosta al motore delle auto e in quel momento si rifletteva e s’aveva tempo anche per sognare. Si, sognare! Sai quanti sogni ho fatto in quel quarto d’ora di sosta mentre fumavo una sigaretta e aspettavo che il motore si raffreddasse? Erano tempi che certamente chi li ha vissuti non può che rimpiangerli e ringraziare il Signore per averci fatto nascere in quel periodo, il migliore in senso assoluto da quando Lui è venuto al mondo a Betlemme, oltre duemila anni fa. Ribadisco a chiare lettere che in oltre venti secoli, gli anni più entusiasmanti sono stati quelli dal dopoguerra ai “novanta” e in quel mezzo secolo c’ho vissuto anch’io. Gran culo, diciamolo apertamente senza ipocrisie e non sostituiamo questa parola con altre, tipo fortuna. Smettiamo di essere pudichi. Non si dice l’importanza della fortuna ma l’importanza del culo e io non mi sottraggo dallo scriverla perché rende meglio l’idea di quello che vuoi dire. Non ho nessun merito e ringrazio il Signore mille volte al giorno.  Anch’io ho sofferto un periodo abbastanza lungo, quello della guerra, dei bombardamenti, dei rifugi e dei tedeschi. Ma dopo iniziarono anni fantastici dove si poteva sognare e fare quasi tutto quello che ti frullava nella testa. Quando però torno al periodo più duro e vedo un film sull’ultima guerra, in bianco e nero, dove ci sono i tedeschi, mi cago ancora addosso! Mai li vorrei come vicini di casa, pussa via! La razza è quella e fanno paura perché sono diversi in tutto, invidiosi e tracotanti, colmi di complessi di inferiorità verso gli italiani e pur facendoci qualche sorriso a denti stretti, aspettano sempre l’occasione per farci del male. I nostri governanti sono troppo modesti per contrapporli e noi siamo destinati (!?) a fare una finaccia se continuiamo a stare in quella compagnia con la schiena all’ingiù. Guardate bene l’Angelina che viene dall’Est, dal mondo della Stasi e ditemi se non ho ragione? Ci invidia e ci soffre ma viene a Ischia a passare le vacanze. Le piacerebbe venirci da padrona assoluta ma vorrei ricordarle un pensiero di Giovanni B. Casti che recita “Ad ogni gran potenza segue sempre la decadenza”.  Perché non va ad Amburgo dove c’è un bellissimo mare di merda? Oppure nei laghi al fresco dell’interno. Quelli al sole sono solo in Italia, cara Angelina dei miei cabasisi (da Camilleri).  Oltre ai tedeschi ci sono anche gli altri nordisti, quelli bianchi di pelle con occhi azzurrognoli, che seppur meno crudeli e feroci dei tedeschi, non mi garbano più di tanto nemmeno loro (guarda quella brutta persona di Rutte, l’olandese che vorrebbe comprare l’Italia con tre papaveri, due zoccoli e un vecchio mulino). L’Italia è benedetta, è situata nel posto più bello del mondo e abitata da persone tutte diverse (guardateci bene!), da quelli piccini, ricciuti e neri del sud, a quelli “quasi” normali del centro, a quelli alti, belli e biondicci del nord, ma proprio perché diversi siamo geniali e imparagonabili.  Mai raggruppati a pecoroni come gli altri ma i migliori, con qualcuno fuori dal coro che purtroppo ci sta governando. Ma passerà anche questa! Ne sono certissimo e dopo il probabile fallimento, entro qualche anno di passione, risorgeremo come l’araba fenice. Io non ci sarò più ma i miei nipoti godranno di questa rinascita. Siamo o non siamo Italiani? Uscire dalle difficoltà è la cosa migliore che sappiamo fare e lo dimostreremo anche questa volta!  Dopo la guerra iniziò un periodo dove i sogni li realizzavi in breve tempo senza questa burocrazia che strangola e che ci farà morire, quasi! Mi sto accorgendo di parlare di cose che esulano da quello che volevo scrivere e mi fermo. Però quest’argomento mi garba troppo e lo riprenderò approfondendolo molto presto. Sono già in agitazione! Nei prossimi angolacci qualcosa certamente verrà fuori.  Mi succede sempre così. Quando parto per raccontare una cosa, mentre batto i tasti penso anche ad altro. Non riesco a fare solo una cosa alla volta. Il mio cervello va sempre in quà e là come una trottola e io continuo a scrivere per vedere cosa succede. Butto giù quasi sotto dettatura e non penso al contesto e alla fine. Vado veloce perché ho paura di perdere il filo e ogni tanto alzo la testa, colpito dallo scorrere veloce del tempo e faccio pausa. Quasi come fossi in trance. Poi mi fermo e rifletto. Quante cazzate ho scritto prima di ritornare a quello che volevo raccontare?  E cioè al titolo di questo racconto “perché non l’ho rottamata?”. Ne ho dette tante ma non le cancello perché fanno riflettere e anche se non c’incastrano niente e sono fuori tema non le tocco e quei miei tre lettori capiranno. Ormai mi conoscono e mi sopportano così, vero, schietto, spontaneo, senza tanti fronzoli e come se parlassi mentre si mangia qualcosa a cena. Basta coi paroloni per far vedere che sei dotto. Basterebbe avvalersi dei sinonimi per dimostrare maggiore intelletto ma sarebbe un bluff, puzzerebbe di falso e di ricerca per ingannare la gente. E allora scrivo come parlo, un po’ come faceva un vecchio bravissimo giornalista nato a Fucecchio, nella Toscana inferiore, quella interna e lontana dal mare, la nostra, quella dei veri figli di puttana.

La protagonista del racconto è la mia Mercedes coupè di 25 anni, ferma da quattro anni davanti casa, all’esterno dove ha sempre preso il sole, l’acqua e la neve. Non ha mai visto un tetto. E’ tedesca e mi volevo vendicare delle atrocità fatte in tempo di guerra dalla SS e dalla Gestapo e non l’ho mai messa in garage, pur avendone due. Soffri tedescaccia!                                Da qualche anno non era più la macchina per me. Troppo ingombrante, bella e comoda ma lunga e poco agile. Per la verità proprio quattro anni fa l’avevo “restaurata” a puntino e l’adopravo solo il sabato per andare al San Valentino Golf Club con un paio di amici a pranzo al Golfino. Un giorno alla settimana e poi lì, al sole e alla neve. Quattro anni fa, appunto, la lasciai davanti casa e andai in vacanza a Cecina Mare e ritornai dopo tre mesi ma lei non partì. La batteria era “andata”. La guardai bene e decisi di lasciarla lì senza più metterla in moto. Ed è passato tutto questo tempo senza mai pensare di cederla o rottamarla. Il perché non lo so e non me lo sono mai domandato. Ho pagato il bollo e sospeso l’assicurazione e tanto era bastato per essere tranquillo e non rispondere a tutti i bigliettini che ogni tanto trovavo al vetro del parabrise dove mi invitavano a venderla. Stava arrugginendosi ma mi garbava vederla lì, davanti casa quando uscivo. Non ho mai risposto ad alcuna offerta fino a qualche giorno fa. Era arrivato il momento di farla sparire perché stava iniziando ad essere una favola per tutti i vicini. E allora mi sono deciso in cinque minuti. Ho telefonato a Christian che nei giorni scorsi me l’aveva chiesta e gliela volevo regalare purchè la portasse via di lì con il carro attrezzi. Mi ha offerto, quasi scherzando, 700 euro (roba da matti!) e gli ho detto Okey. Poi siccome lui è molto bravo a fare i suoi interessi si è accorto che io non avevo alzato l’offerta, ha approfittato della mia generosità e mi ha fatto notare che le spese per il passaggio le avrei dovute sostenere io. Non sapevo la cifra ma, per non fare proprio la figura del tonto, ho provato a rispondere che sarebbe andato bene il 50% per entrambi e abbiamo combinato. La mattina dopo abbiamo concluso le operazioni che credevo facili e veloci ed invece mi hanno fatto capire ancora una volta che in Italia sarà difficile ripartire da questa crisi infernale se non saremo capaci di eliminare totalmente l’intollerabile burocrazia. E qui arriviamo alla ragione del perché mi sono messo a scrivere questo raccontino. In tutte le mie scritture passate non ho mai parlato di denari perché questa materia non fa ridere. Questa volta sono quasi costretto a parlarne per una sola ragione. Gli ingranaggi della burocrazia e l’assurdità di certe tassazioni fanno capire che siamo diventati uno Stato (no paese!) spadroneggiante, arrogante e squalo, siamo quasi allo sciacallaggio. E’ possibile che un passaggio di proprietà di una vettura vecchia di 25 anni, tutta arrugginita, ferma da quattro anni per i quali lo Stato ha incassato molto più di mille euro di bollo, pretenda cifre da capogiro in proporzione al valore zero del mezzo? E poi tutta la documentazione per fare l’operazione compresa una denuncia ai Carabinieri per la scomparsa del certificato originale dell’acquisto (esisteva solo la fotocopia) e le spese presso l’Ufficio dell’ACI. L’importo complessivo è costato quanto il prezzo di vendita (700 euro) senza considerare la perdita di tempo di una intera mattinata iniziata prima delle otto con il carro attrezzi e terminata oltre mezzogiorno per scrivere e firmare tutte le carte come se fosse stato un rogito di un castello medievale. Una vera pazzia. Per finire in bellezza mi sono accontentato della rimanenza dalla cifra stabilita detraendo le spese al 50% e offrendo anche uno sconto all’acquirente per farci comunque una bella risata e cercare di dimenticare e mandare tutti a quel paese, Stato e burocrati, escluso i Carabinieri. Con 320 euro nette ho fatto fareun grande affare all’amico Christian e sono contento. Ha promesso di offrirmi un pranzo al Golfino appena avrà ripulito e lustrato la mia vecchia Mercedes. Mi verrà a prendere e me la farà vedere sperando in cuor suo di farmi invidia ma invece io sarò felicissimo e cercherò di mangiare aragoste, tartufi e champagne per vendicarmi di quello stronzo. Starò al posto del navigatore e godrò come un riccio. E per finire un piccolo riferimento ai tanti film stranieri, molti americani, dove l’acquirente di un’autovettura si ferma da un venditore e chiede quanto costa.  La risposta è immediata e l’acquirente tira fuori i dollari in contanti e monta sull’auto e parte. Forse questo sistema è un po’ troppo liberale ma pensate un attimo alla differenza con il nostro. Dieci foglietti, sette copie e cinque ore con intervento di una autogru. Se non fosse vero sarebbe delirante. Stiamo zitti e non spargiamo la voce, per favore!     

Alla prossima settimana con sorpresa..                                                                                                     

P.S.

Un giorno di qualche tempo fa chiesi al mio amico Andrea se nel nuovo gruppo dei “magnifici” che stava formandosi potevo chiamare un mio amico e mentre stavo per anticipargli chi fosse, non mi fece finire e mi rispose: “I tuoi amici saranno i miei amici”. Parafrasando questa bellissima frase vengo a chiedere a ciascuno di Voi se avete piacere indicarmi qualche Vostro amico che riteniate possa aver  piacere ricevere i miei “angolacci” in abbonamento gratuito. Dovrà apprezzare l’ironia ed essere privo di permalosità. Soppesatelo bene, mi raccomando! In tal caso, basterà indicarmi il nome, il cognome e la Email.   E se vi farà piacere anche qualche altra notizia sul nuovo adepto (non è la costituzione di una società segreta o di una nuova loggia massonica). Considerando l’età e il tempo disponibile, mi piacerebbe creare qualcosa di diverso dalle solite amicizie sui social. Costituire un gruppo di “Magnifici” che amano l’ironia e trovano piacere passare un po’ di tempo fuori dalle mura di questa nuova civiltà e di questo nuovo modo di “vivere” che ci sta succhiando il sangue e cercare di fare due risate. Grazie e “ad meliora et majora semper”.

Rommel

Post navigation