Anticipazioni

Anticipazioni in pillole sulle prossime parti, quelle del nòrde, quelle impossibili

Parte Seconda: Carpi dal ’56

L’arrivo a Sassuolo, l’ostracismo del cavalier Pellati col risolino falso da prete (era fratello del Monsignore) e l’immediata mandata a ca’a’ del giorno dopo.

La prima notte insonne e la voglia di rifare le valigie. L’orgoglio e la sfida tutto da solo; Le trattative con risposte dialettali e l’interprete part-time per capire l’ostrogoto; I primi successi. Modena, tre mesi mai visti. La promozione e la velata ‘minaccia’ di ritornare a Cecina. A Modena non c’è il mare ma il resto è fantastico! Il caffè Nazionale e le boccette,  la sala biliardi dell’Universitá e le sfide con Jean Bera; La villetta di via Medaglie d’oro e le serate di poker con Beppe, Paolone e Palmizio, studenti fuori corso e figli bene pieni di soldi da pérde’; Le nottate indimenticabili e l’ingrasso a vista d’occhio. Le lasagne di notte al Grand’Italia e il cinema-varietá allo Storchi. La nuova offerta che non t’aspetti:”a Carpi ci s’investe da più di dieci anni ma non riusciamo a sfondare; ci sono falliti tutti” gli agenti di Modena non mi vogliono perdere e mi propongono un’altra sfida (pagata bene!) quasi impossibile; E’ musica per le mie orecchie! Lo sbarco a Carpi: ‘un c’è nulla; Si parte alla grande e dopo meno di un anno è già  trionfo. Se non mi sposo ora non mi sposo più: e mi sposo! È la mia fortuna; L’ ambiente è tentatore e gli amici sono diavoli. Gli encomi e le lodi scritte incominciarono a far “rumore”; Il Direttore Generale mi vuole vede’. Il club del Corso e il biliardo; La Romana e le distese estive; Il bar Dorando e i tifosi del Carpi; I primi amici figli di grandi imprenditori.

Campanile sera con Mike Bongiorno a Milano e Enzo Tortora a Carpi; L’iscrizione come provocazione a mia insaputa; Le selezioni, lo spappolamento dei candidati carpigiani e la scelta di un Cecinese a rappresentare Carpi; L’obbligo di residenza; La stampa, il tifo e la mia vittoria personale; Gli elogi, gli articoli, le caricature nei negozi e sulle riviste natalizie; Il personaggio dell’anno.

1 Gennaio 1962: il più giovane agente d’Italia; Nuovi uffici in piazza Martiri e sei uffici periferici; venti collaboratori e tanto altro; Il reclutamento dei Cecinesi; Il Leone d’Argento. La premiazione alla Casina delle Rose a Roma al tavolo accanto al presidente Baroncini e la delega a costruire il palazzo Generali in via Berengario.

Il “Piano Quinto Club” all’ultimo piano dell’hotel Touring; L’evento più prestigioso di Carpi dei primi anni sessanta; Il perché lo realizzai: L’esclusivitá d’accesso, il numero ristretto e chiuso, i ricchi stanati.; Chi entra diventa un amico e chi staffòri s’incazza come una bestia (che gioia!); Il ritiro di tante squadre di serie A; Il biliardo con Herrera e le carte con Mazzola, Suarez e Corso; L’organizzazione delle prime feste alla “grande”. Il poker, i dadi sul biliardo di carambola col panno azzurro e qualche amico ‘rovinato’ (quasi). Le scommesse e gli scherzi da prima pagina; I protagonisti da Nichy a Gianni, da Dino a Fumana, da Milo a Corrado e tanti altri.

La commedia musicale” Argante Sistemista Gigante” (con le battute Cecinesi che mi mandavano gli amici del Bar Napoli).

L’Ac. Carpi: accetto una sfida alle due di notte su un foglio a quadretti; Venti giorni di tempo per vincere la scommessa; La vinco e rilevo la società ; Coinvolgo venti amici facoltosi e si incomincia a sognare; Dalla Segreteria nel retro del bar Dorando e le partite col Rio Vergato alla società che in due anni farà parlare l’Italia; Tre segretari, un addetto stampa, quattro allenatori, centoventi giocatori, cinque squadre, la foresteria per i giocatori, i ritiri; Dai trecento spettatori nel derby con la Moglia alle partite con l’Udinese e ai quindicimila di Brescia; Gli anni più esaltanti della storia del calcio carpigiano. E le vittorie a qualunque costo (quasi!); Il designatore degli arbitri; L’acquisto giocatori alle quattro di notte; Il settimanale ‘Forza Carpi’; Gli amici giornalisti di tutte le testate, molti diventati famosi; I paragoni con Cavour e i tanti articoli con aggettivi osannanti; I suggerimenti per uscire dalla provincia; I mercati del Gallia di Milano e del Baglioni di Firenze; Le convocazioni dei miei giocatori in Nazionale; I rapporti con la Lega e Artemio Franchi. Gli spareggi di Verona e Brescia;  Piazza Martiri impazzita di gioia; I riconoscimenti di Coverciano; L’assemblea al  Supercinema con gli altoparlanti sotto i portici; L’entusiasmo, l’ampliamento dello stadio, la campagna acquisti e il sogno della serie B in du’ anni. I grandi campionati ’63, ’64 e ’65; I record; Gli inviati speciali sul fenomeno Carpi; Le offerte prestigiose delle società di serie A e qualche incertezza nell’ abbandonare la ‘mucca Generali’. “Lascio la professione e faccio solo calcio?” Che decisione! Le lusinghe e le allettanti proposte dei tanti amici industriali della maglieria.

Sul più bello, la telefonata del mio Direttore Generale e la richiesta di un grande favore;  Un’offerta che sembrava una barzelletta. Un appalto di dimensioni simili al mio ma con grandi prospettive; Un’intera provincia la cui agenzia era la Cenerentola d’Italia; Importanti contributi, grandi promesse e grandissima sfida per almeno un paio d’anni; Dopo avrei potuto chiedere la luna. Prendo tempo, rifletto e poi decido. I soldi sono tanti e la sfida è davvero impossibile; E’ di quelle che mi garbano di più ; L’accetto e ricambio vita un’altra volta.

Lascio Carpi, il calcio, il cuore, gli amici, i collaboratori, il potere acquisito in nove anni che ricorderò per sempre come i ‘migliori anni della mia vita’ e il giorno di ferragosto del ’65 trasloco a Reggio Emilia. Una città che all’impatto mi traumatizzò; A Carpi mi sembrava d’ esse’ a Las Vegas e a Reggio mi sembrava d’esse’ a Catanzaro. Venticinque kilometri di distanza e due mondi completamente diversi; Un po’ come lo scoglio e la rena. A Carpi facevano a gara a chi aveva l’automobile più lunga e la villa più bella e a Reggio si vedevano palazzi “scrostati” all’esterno e solo macchine utilitarie. Dopo poco entrai nelle case e incominciai a rendermi conto: c’era di tutto ma ‘un si poteva fávvedè; troppa politica, troppe sudditanze, troppi timori, troppe titubanze nell’ apparire ma molta serietà, parsimonia, grande voglia di lavora’ e ricchezze infinite; E c’incominciai a sta’ bene, benissimo anch’io. E dopo un paio d’anni incominciai a rompere qualche vecchio equilibrio nella Reggio borghese un po’ assopita.

Parte Terza: Reggio Emilia dal ’65

Dalla Cenerentola d’Italia al primo appalto italiano in meno di una dozzina d’anni: Venti uffici e cento collaboratori; La Direzione mantiene le promesse ma non ho più voglia di girare; A Reggio stò daddìo; Bastano due anni per rinunciare a Brescia prima e Firenze poi; L’Amministratore Delegato stenta a crederci ma mi conosce bene e se ne fa una ragione.

Editore di Telereggio stampato e Il Mirabello;

E da lì la seconda televisione via cavo d’Italia (dopo Biella del mio amico Peppo Sacchi) e la prima via etere; Il canale 21 dopo Capodistria e il canale 40 con ricezione verticale; La radio.

La prima sede in via Emilia Santo Stefano e i primi televisori collegati via cavo nella stessa via, in piazza Gioberti e corso Garibaldi; La prima volta della Reggiana in tivvù.

Poi la sfida solitaria con l’etere e l’attesa dopo le trasmissioni di Capodistria: “Meglio tardi che Rai”; le emissioni dal solaio della Sdc; I cartoni animati la domenica mattina e i filmi “spinti” del sabato notte; La bellissima sede di via Masaccio e gli opuscoli:“Come si fa la televisione” a tutt’Italia; Le trasmissioni in diretta. Il grande successo spaventa il “potere”. Le battaglie e i rischi; Gli amici reggiani della prima ora; Le miopie della Confindustria; Il partito comunista e il potere assoluto; Gli assessori che leggevano la Pravda; I sequestri, le minacce, le lettere minatorie, i processi, la finanza, le lotte infinite; Le vittorie “sorde”, senza alcuna risonanza. Le tante parole dei congressi e le prese di culo dei politici padroni d’Italia. Le memorie prodotte contro il monopolio e la causa all’Escopost; Nel fare ricorso mi aiutano due ingegneri dell’Imear di Albinea; Dopo cinque anni la Corte Costituzionale liberalizza l’etere e le nuove sfide: con due ripetitori si copre l’Italia; I miei amici co-fondatori mi dicono bravo ma cominciano ad avere paura; Senza sostegni e protezioni il sogno di farci vedere dalle Alpi alla Sicilia diventa utopia. Gli interlocutori che “dovevano” proteggermi sui squagliano. Da solo non ce la faccio più e vendo alla Federcoop; Rinuncio alla presidenza ben retribuita (per chi m’avete preso?!) e saluto.

Ma l’esperienza è tanta; Dalla rete A21 con Enzo Tortora al Consorzio Nazionale Televisioni Libere e l’approvigionamento di programmi musicali, sportivi e di varietà.

Costituisco tre Società: vendo e noleggio palinsesti completi  a colori in tutt’Italia e mi diverto (non solo!) per cinque o sei anni; Produco e  distribuisco programmi musicali per le case discografiche; Films, telefilms e spettacoli di varietà per l’Ab di Roma; Sceneggiati e avvenimenti sportivi per  la Rea di Rusconi fino all’arrivo di Berlusconi che entra nel mercato appieppàri. E’ difficile stargli dietro; E’ più bravo, opera a Milano ed è “protetto”: chapeau! Potrei continuare a prosperare in quell’ambiente  ma dovrei trasferirmi; Sono un incallito provinciale e rinuncio. Sto bene a Reggio, non ho più vent’anni e la mia parte l’ho già fatta. Vuoi mettere gli amici d’osteria, quelli del poker, le cene da Italo, i vaffa di piazza del Monte, le compagnie dei salotti e dei viaggi con Milano o Los Angeles? Andate tutti a cagher! Ormai sono reggiano!

Il Circolo d’Equitazione: nasce ma non decolla; Mi chiama Rainero Lombardini: entro e faccio un po’ di rumore, le promozioni, le feste, i grandi personaggi, il primo rilancio e l’arrivederci. Dopo cinque anni riè in crisi; Un gruppo di soci raccoglie le firme per darmi la Presidenza. Accetto a una condizione: grande investimento per un grande rilancio e approvazione unanime di tutti i soci; Trecento soci in assemblea e dopo cinque ore trecento mani alzate; L’ultimo era Sergio Torelli che si voleva astenè; Gli dissero:”alza la mano o esci” e alle due di notte l’alzò; Undici mesi di lavoro indefesso;  Le strutture sono al tòppe e il calendario incontri e spettacoli è degno del Sistina; Nuova Assemblea di saluto. “Il valore delle quote è triplicato e il circolo è al massimo della credibilità e dei servizi; Ora basta uno “normale”, io vi ringrazio, vi saluto e andate tutti abbè, offre il vostro ex presidente”; Lascio la presidenza al mio Vice, che ci starà più di vent’anni!

Il Circolo del Casino è in crisi; I frequentatori diminuiscono, bisogna rivitalizzarlo. Mi chiama Franco Terrachini e mi chiede un favore; Mi  fa Vice Presidente e in meno di du’ anni glielo rilancio; Grandi feste mai viste e nuovi Soci. Risaluto a metà mandato e non voglio più incarichi. Sono libero e mi rimetto a giocare a poker.

Il Regium Lepidi. I Clubs Services non hanno mai riscosso la mia simpatia. Sono covi di persone ambiziose con codici d’onore raramente onorati. Conosco troppo bene gli uomini e non mi va di farmi prendere per il culo. Già a Carpi prima dei trent’anni, dissi di no al Rotary e rimandai indietro la pergamena di Cavaliere; Il proponente era il Direttore Generale di una banca e quasi svenne; Non ci voleva credere! Aveva fatto il diavolo a quattro con un suo amico deputato e mi voleva fare una sorpresa.

Ma una mattina mi viene a trovare Pier Carlo Cadoppi e mi chiede di fondare un Lions Club a mia somiglianza. Voleva fare da padrino a un nuovo Club reggiano e presentarlo in occasione del venticinquesimo o trentesimo del “suo Host”. Mi lusingò conoscendomi. Spesso non so negarmi. Chiesi ampia libertà  d’azione e possibilità di andare fuori dagli standard per farmi dire di no; Ma mi disse: “fai quello che vuoi, iscrivi chi ti pare e invitami sempre alle tue feste!”. Sono una puttana e non riuscii a mandàllo a ca’à: Lo stimavo troppo; Dopo venti giorni il Club era fatto e la sera della Charter Night il Governatore mi confessò che gli sembrava d’essere a Hollywood. Le invidie si moltiplicarono e i miei orgasmi pure! Insieme ad Andrea Magnanini e Alfio Moratti scegliemmo venti amici e per qualche anno ci siamo divertiti e abbiamo fatto i Lionisti anarchici, per conto nostro. Poi sono entrati altri amici degli amici e il club si è riposizionato. Lo frequento solo in qualche gita.

La mia Agenzia è un riferimento per tutt’Italia, va che è una meraviglia. Alla quiescenza del mio socio Bruno Bodria (l’ultimo signore di questa terra) dò spazio al mio alter-ego, mio ex subagente e lo faccio nominare socio (mi battei forte perchè la Direzione non voleva!) Di lì a tre-quattr’anni ne faccio entrare un altro; Entrambi reggiani, miei ex produttori; Sono a casa loro e non hanno alcun passato: cosa vuoi di più? Ma l’errore ci sta; Col tempo diventano privi di alcuna riconoscenza. Gli faccio troppa ombra e incominciano a trama’; Potevo godere sine-die di quanto seminato anche dopo la quiescienza ma non gli voglio far del male; Ho sbagliato a dargli troppa corda. Rinuncio a una barcata di soldi, sbatto la porta e li mando a ca’a’ (ritorno cecinese). Il grande capo lo sa in cinque minuti e mi telefona a casa per farmi “recedere”; Lo ringrazio e lo saluto. Incarico l’avvocato Marco Ferretti e gli faccio causa, solo per farli vergognare; La vinco e quando mi chiedono lo sconto glielo concedo sperando che di notte si rigirino e non dormano. E’ la primissima causa vinta nel settore ma non ho dato alcuna pubblicità alla cosa. Volevo scriverne personalmente come se pubblicassi una sentenza; con tutti i particolari; E lo farò.

Il San Valentino Golf Club: fare delle  anticipazione su questa iniziativa è quasi impossibile. Dall’idea al completamento ci sono voluti più di vent’anni.  E’ partita nel lontano ’86 e dall’ 89 al ’92 ha avuto un crescendo di soddisfazioni indescrivibili. Una programmazione perfetta di un sogno impossibile che ha fatto molto parlare (e scrivere). I pruriti per entrarci e il grande entusiasmo collettivo. Poi Tangentopoli, il puzzo dell’aria di quei momenti, i fallimenti dei miei partners e le innumerevoli difficoltà. I tanti nomi dei primi amici e poi i tanti nomi dei nemici, i politici da strapazzo e gli uomini piccini che credevan d’esse’ grandi. Padre Giovanni Colusso, Missionario della Consolata divenuto parroco di San Valentino di Castellarano, dopo aver fatto una propria raccolta di testimonianze su quest’impresa e il suo travagliato iter burocratico e non solo, alla fine della Santa Messa di Pasqua del 2006 ci intrattenne, aprì un libretto e ci lesse una frase che mi è rimasta scolpita nel cuore: “Quando una grande iniziativa, durante il suo percorso riesce a superare innumerevoli difficoltà e ostacoli e ostracismi di ogni genere e dopo moltissimi anni arriva al compimento e si presenta al mondo in tutta la sua maestosa bellezza viene considerata un’opera di Dio”.

Potrei scrivere un romanzo solo per questa avventura che alla fine è diventata esaltante. E ne scriverò a lungo, anche con nomi e cognomi. Ma “nel mezzo del cammin di nostra vita”, anche in questa circostanza solo contro tutti. O meglio, non proprio solo: il Signore è sempre stato con me e con un partner così si viaggia meglio. E non si muore mai! Parlerò e scriverò anche di qualcuno che ci ha lasciato prima e, se era uno stronzo, un poveraccio o un pescecane lo dirò. Il Signore mi ha detto che non è peccato e mi divertirò.

Racconterò le tante compagnie, i tanti cari amici di Reggio e i momenti esaltanti e divertenti vissuti. E i tanti grossi personaggi incontrati e ritornerò, di tanto in tanto anche a Cecina, e non solo nelle vacanze estive. Ci sarà spazio anche per ridere promesso.